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uominiocaporali

Fiocco azzurro

diario 10/10/2010

Cari lettori di Uominiocaporali, già da qualche giorno è nato www.uominiocaporali.it

Il nuovo sito, già attivo e con nuovi contenuti,  prenderà, quando saremo riusciti a trasportarvi tutti i contenuti,

definitivamente il posto di questo con nuove rubriche e, soprattutto, nuove funzionalità ma con immutato tasso di corrosività. Sempre vostro.

Enrico Celestino





permalink | inviato da donquixote65 il 10/10/2010 alle 20:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

GENOVA-POMIGLIANO:il Referendum e la schedatura dei lavoratori

CAPORALI 23/9/2010

Da www.cultura-sos.blogspot.com 

Impossibile, sentendo le ultime di stampa sulla situazione genovese, non pensare a Pomigliano.

Il nuovo modello di relazioni industriali inaugurato da Fiat e Governo viene copiato pari pari per piegare i lavoratori del Carlo Felice di Genova,  ovviamente recalcitranti, a subire una imposizione surreale e illegale, la Cassa Integrazione per i musicisti: Un istituto che nasce per far fronte alle crisi di mercato e non ai problemi di liquidità degli imprenditori…Ancor più grave è il fatto che la domanda di spettacolo, nonostante la crisi economica, vede un trend costantemente in crescita, quindi ci sarebbe molta più domanda di quanta se ne riesca a soddisfare. La crisi delle Fondazioni è tutta costruita, come si ripete da tempo, da chi vuol tagliare i fondi pubblici per dar spazio agli affari di privati, disposti a entrare solo a condizione di poter speculare sul danaro pubblico, che attualmente è destinato agli stipendi, spese non “dopabili” con lievitazioni diciamo artificiali. Cosa molto facile da fare invece coi registi, cantanti, allestimenti ecc…


Come a Pomigliano, il più autorevole partito della sinistra inneggia a “nuove relazioni industriali”, facendo eco a Fassino e Chiamparino che su Pomigliano appunto, hanno espresso favore per il modello Marchionne…

Diversamente da Pomigliano però, la Cgil, anziché ribellarsi, approva, d’accordo col Sindaco Vincenzi, che evidentemente ha tutt’altra intenzione che salvare il suo teatro dalla cricca.

Così si accetta persino un referendum, deciso non già dagli stessi sindacati come sarebbe ovvio, ma dal Consiglio di Amministrazione!

Un modo, come a Pomigliano di terrorizzare e schedare i lavoratori che avranno da scegliere tra due splendide alternative: Cassa Integrazione (60% dello stipendio per tre mesi poi Dio sa che succederà) oppure Contratto di Solidarietà, proposto dalla fida UIL (sindacato di riferimento del Governo come a Pomigliano) con lo stipendio decurtato per almeno un anno.

Come dire: vuoi morire per impiccagione o per fucilazione?

Nessuno accenna al fatto che si fanno mancare volutamente i fondi per andare avanti (da parte di Governo e Comune), nessuno quantifica quale sarebbe la spesa per pagare gli stipendi regolarmente.

Dopo 10 anni di gestioni “allegre”, allestimenti faraonici, assurde spese artistiche in stile Parma, liti di potere tra Sovrintendenti e Direttori d’Orchestra, sfascio delle relazioni sindacali durante l’era Di Benedetto,  insomma dopo tutto questo la Vincenzi si accorda col Ministero per applicare un istituto non previsto dalla legge e assolutamente devastante per il teatro e i lavoratori: la Cassa Integrazione.

E dopo? Con quali soldi Pacor, Vincenzi, Fossati & Co. finanzieranno l’ennesimo “piano industriale” (altra amenità di invenzione genovese) salvifico solo sulla carta? Nessuno lo sa.

Però abbiamo trovato il capro espiatorio dei mali italiani a Pomigliano come a Genova: gli stipendi dei lavoratori, i più bassi d’Europa.

Speriamo che i sindaci di altre città, come per ora avviene a Roma e Firenze, abbiano un po’ più a cuore il futuro del proprio teatro.     

                                            Lorella Pieralli





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Passerotto, non andare via...

diario 19/9/2010

Premessa. Come forse saprete chi scrive è di fiere origini napoletane, quindi molto scaramantico. Perciò, pure a fronte delle interviste ultimamente rilasciate dal M° Tutino, il discorso che mi accingo a fare lo accompagno con gesti apotropaici che potete facilmente immaginare.


 

Ci mancherà il fare modesto, per nulla supponente, la coerenza di pensiero, la correttezza formale e sostanziale tanto nelle relazioni sindacali, quanto nelle scelte gestionali, l’immediata simpatia nelle relazioni personali che scaturisce dallo spontaneo mettersi sullo stesso piano dell’interlocutore, il rispetto sia delle norme contrattuali che della dignità professionale dei musicisti, il coraggio nel mettersi in gioco sempre in prima persona riconoscendo all’altro il diritto di critica.  

Ci mancheranno esattamente come ci sono mancate dal suo arrivo a Bologna. 

Niente di tutto ciò, infatti, abbiamo avuto il privilegio di notare, non già per giovarci meramente della sua compagnia ma nell’interesse del Teatro Comunale di Bologna.  

Ci permettiamo un ricordo personale.

Al primo incontro con le Prime Parti dell’Orchestra nel suo ufficio, esordì dicendo che la prima  cosa da fare per ridare lustro al Teatro Comunale ( probabilmente quello perso partecipando con successo ai maggiori festival europei ) sarebbe stata quella di riformare l’ufficio stampa e il marketing e lo sottolineò con un gesto inequivocabile: prendendo in mano un programma di sala come fosse una lisca di pesce da un cassonetto dei rifiuti.


Ricordiamo, giusto per rendere l’idea, quando, per scoraggiare l’adesione ad uno sciopero, decise in combutta con l’allora Sindaco Cofferati, di avvalersi dell’obsoleto e controverso articolo 1256 del Codice Civile, riguardante l’irricevibilità della prestazione e, non pago, ne diede preventivo, intimidatorio avviso ai dipendenti, ottenendo una condanna in primo e secondo grado, per lui e il suo sodale, per condotta antisindacale.


Oppure si potrebbe rievocare la genesi ( ed il prosieguo ) della famigerata Scuola dell’Opera,  operante (!) già un anno e mezzo prima di nascere con regolare statuto ( lo provano le  citazioni sulle locandine del Teatro Comunale ), che pur essendo associazione privata, utilizzava  ‘uomini e mezzi’ del Comunale e ha ottenuto perfino finanziamenti dedicati ( 450.000 Euro ) dalla Cassa di Risparmio di Bologna che, contemporaneamente li ha negati  al Comunale a causa della conflittualità tra i dipendenti e lo stesso Tutino ( Presidente della Scuola dell’Opera ). Che fosse, il nostro, in conflitto di interessi? Chi lo sa.


Tutto questo, sommato all’imponente deficit finanziario in parte ascrivibile alla sua inadeguatezza già solo formale ( non ci risultano specifiche formazioni né esperienze di Tutino in campo gestionale ) passa in secondo piano, a nostro avviso, a confronto del sistematico, scientifico, cinico sabotaggio dall’interno del prestigio artistico del Comunale di Bologna, ottenuto attraverso la promozione indiscriminata dei suoi ‘Scolari dell’Opera’ in luogo, non già di grandi nomi della Lirica, ma nemmeno di cantanti e direttori professionisti e quindi avvilendo quotidianamente il lavoro  di un’orchestra e di un coro che meriterebbero quanto meno di continuare ad esibirsi in contesti di  alto livello, come avveniva prima della malaugurata ‘gestione Tutino’.     


In più di vent’anni di Comunale, ad ogni cambio di Sovrintendente, abbiamo quasi sempre dovuto, inaspettatamente, rimpiangere il ‘puzzone’ di turno.

Groucho Marx disse: “ Non dimentico mai una faccia ma nel suo caso farò un’eccezione!”

Ecco, nel caso di Tutino, faremo un’eccezione.


                                           Prof. Enrico Celestino




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Contrappasso

CAPORALI 6/6/2010

Lo scorso 22 maggio il quotidiano “La Repubblica” riportava una lettera aperta indirizzata dal ministro Bondi al Capo dello Stato, al Presidente del Senato e al Presidente del Consiglio, a seguito delle notizie che lo indicavano implicato nelle indagini sugli appalti per le Grandi Opere. 

Bondi scrive: "Chiedo soltanto il rispetto della mia persona prima ancora che del mio ruolo politico e istituzionale. Mi domando e vi domando: come può una persona tutelarsi da questo fango, da queste brutali insinuazioni? Come può una persona difendersi da accuse fatte circolare e continuamente alimentate dal circuito mediatico senza avere la possibilità di far valere i propri diritti di cittadino, esposto al pubblico ludibrio e alla disapprovazione morale e politica prima ancora che a qualsiasi verifica e esame giudiziario?"


Confidando comunque nell’operato dei magistrati, esprimiamo, insieme ai colleghi professori d’orchestra italiani, profonda solidarietà al ministro Bondi, essendo stati noi stessi vittime di “ questo fango, queste brutali insinuazioni...” “ ..accuse fatte circolare e continuamente alimentate dal circuito mediatico...” come dice bene il ministro.

 Di seguito riportiamo, a titolo di esempio, alcune diffamanti dichiarazioni rese a “La Stampa” di Torino, lesive della dignità e che mirano a lordare l’onorabilità dei miei colleghi e mia.

“...gli attuali contratti integrativi che consentono a questi lavoratori ( i professori d’orchestra n.d.r. ), in alcuni casi, privilegi ingiustificati, senza garantire un’adeguata produttività.”

“...i contratti delle fondazioni prevedono 16 ore di lavoro a settimana e notevoli riposi compensativi che, di fatto, permettono di avere un secondo lavoro che talvolta diventa quello principale dei professori d’orchestra.” ( Sandro Bondi, 2008 )









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Avvoltoi

Ho pagato il biglietto. 12/5/2010

Teatro Comunale di Bologna, 11 maggio 2010 - sera

Indistinto Sig. Bondi,DSC02055

indistinto Sig. Tutino,

siamo qui riuniti, e siamo tanti, come spero temevate, per celebrare insieme (noi) la Musica, il piacere/dovere di farla, il diritto di ascoltarla.

Siamo in questo teatro con fotocamere, telefonini accesi, striscioni e fischietti, ma non perchè ci abbiano dirottati dallo stadio: siamo pienamente consapevoli del luogo sacro che ci ospita e che, prima delle vostre brutte facce pallide, prima dei vostri sguardi vacui, ha conosciuto bacchette illustrissime, musicisti degni del più lungo applauso, come anche lo sono i nostri, oggi. Personalità tali, miei indistinti signori, che se davvero doveste fermarvi a pensarci su, il vostro pallore si acuirebbe in modo così preoccupante che l'unica soluzione sarebbe nascondervi, rispettivamente, sotto le gonne dell'amato bene e giù giù nel pastrano di pelle nera, fino a non farvi più vedere dal mondo.

DSC02060

Ed è su questo che stiamo contando tutti, stasera: che abbiate un residuo di vergogna da spendere nella maniera corretta.

Vergognarvi dovreste, dell'indolenza con la quale state calpestando secoli di tradizione culturale, vite intere affogate nello studio, nell'amore per il pentagramma e la magia che questo può accogliere. Avete presente, il pentagramma? Quelle cinque righe parallele, su! No? Pazienza, me l'aspettavo.

E, ancora,  vergognarvi dovreste per il vilipendio che quotidianamente operate sul nostro diritto di arricchirci non già tramite semplice denaro frusciante, ma attraverso uno dei migliori doni del genio umano.

 

Ecco, se poi, nel mentre vi vergognate moltissimo e giustamente di essere due povere anime aride – nonostante la sua sedicente attività di poeta, indistinto sig. Bondi, che tutti ci risparmieremmo volentieri – vi incamminaste lentamente ma inesorabilmente fuori dalla scena pubblica italiana (almeno), in modo che le generazioni future non debbano sapere della vostra esistenza se non come comparse in qualche favola paurosa, sarebbe gran cosa.

 

Per chiudere, indistinti signori, vorrei regalare un sonetto a quello di voi che tanti ne ha regalati in giro, e salutare con pochissima cordialità l’altro, quello che si aggira per le strade si Bologna spesso corrucciato, col pastrano al vento, sempre (purtroppo) accompagnato dalla bella gnocca di turno.

 

Sonetto di chiusura:

A Bondi

 

Crapa pelata

Servo accomodante

Lacrima forzata

Grandissimo ignorante

 

 

Nella speranza che la vostra era disgraziata veda presto la fine,

Luigia Rovito  ( tratto da http://ecosabevi.splinder.com/ )



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Cartolina dall'inferno

PROVE SCHIACCIANTI 11/5/2010

E’ lunedì, sono le tre del pomeriggio. Sono con alcuni colleghi a presidiare la Sovrintendenza del Comunale. Chi legge un libro, chi scrive. Ma l’importante è esserci, anche se l’ufficio è chiuso. Sul Corriere della Sera di oggi Tutino in un’intervista, l’ennesima, sostiene che noi “occupanti” staremmo travalicando la legalità. Sostiene pure, con incredibile faccia tosta, che al Comunale non avrebbe toccato l’occupazione né la retribuzione.

Personalmente quello che più mi toglie pace non è la prospettiva di guadagnare il 30% in meno dal prossimo anno- probabilmente con lo stipendio di mia moglie, se ancora ne avrà uno, andremmo avanti lo stesso- ma il senso di umiliazione e di ingiustizia che il M° Tutino in primis sta contribuendo a determinare, non solo con la sua gestione del Teatro Comunale in stile “padrone delle ferriere”, non solo promuovendo strumenti legislativi come il decreto Bondi ma anche e soprattutto con una vera e propria campagna di stampa ormai triennale tesa al vilipendio, al vituperio, alla criminalizzazione della categoria cui appartengo


 

Se davvero questi signori si preoccupano della resa delle orchestre liriche italiane anche in termini di rapporto qualità-prezzo ( mi si consenta la grettezza ) perchè il decreto non tocca neanche lontanamente la questione?

Sarebbe bello potersi confrontare con i managers (!) su quante prove servono per un determinato repertorio o sul funzionamento di un settore strategico come l’archivio musicale per razionalizzare il lavoro dei professori d’orchestra ma ormai da anni i contratti se e quando, si rinnovano sotto la minaccia di tagli e “disboscamenti d’organico”, insomma con la pistola sul tavolo.

Per esempio l’argomento della razionalizzazione delle prove, specificatamente delle produzioni liriche:

si rende conto, il cosiddetto legislatore, di quanto lavoro viene sprecato a causa della disorganizzazione che regna in palcoscenico e in buca, tanto per fare un esempio?

Questo aspetto influirebbe sicuramente sulla produttività del teatro.

 Certo questo problema non nasce solo negli ultimi anni ma sta di fatto che attualmente, grazie alla prodigiosa “ Scuola dell’Opera “, la gran parte del tempo di prova si impiega a insegnare a imberbi “fanciulli” a stare sul palcoscenico  laddove non si debba insegnare loro il solfeggio ( a proposito: chi sono gli insegnanti, se ci sono, di questa scuola ? ) e così l’orchestra è degradata a juke-box di questi “Amici” di Marco Tutino. Un’orchestra, quella del Comunale di Bologna che, detto per inciso, fino a pochi anni fa frequentava i più importanti festivals lirici internazionali ( Savonlinna, Aix en Provence ). 


 

Poche settimane fa un direttore ospite mi diceva: “ Gli archivisti dovrebbero occuparsi del materiale d’orchestra, non di spostare i leggii...”. Ma al comunale il sincero M° Tutino non ha toccato né retribuzioni né occupazione quindi l’archivio, già in carenza di organico, deve sobbarcarsi il lavoro degli inservienti, che non ci sono.

In orchestra i buchi, spesso e volentieri, non vengono coperti e suoniamo sinfonie di Mahler o Bruckner con 12 viole o 11 o 10 o anche 9, tanto chi se ne accorge e se la sera del concerto si ammala il Primo Flauto, prima si cerca di sostituirlo con un violino poi si abbranca la prima flautista che si trova in sala, perchè anche l’orchestra è tenuta sotto organico. 

Non ci sono i soldi, ci viene risposto.

Però per scritturare Pier Luigi Pizzi, notoriamente “very cheap” o per assumere sempre nuovi impiegati e dirigenti, i soldi, magicamente, riappaiono.

Invece sembra che l’unico problema, il vaso di Pandora della lirica italiana sia che il 70% del budget venga speso in stipendi. 

Dopo decenni di sistematiche emorragie di denaro pubblico direttamente nelle tasche di agenti teatrali, cantanti, registi e direttori a colpi di decine di migliaia di Euro a spettacolo, naturalmente corredati da ampie sacche di evasione fiscale, lo stesso establishment musicale italiano vorrebbe farci credere, per voce dell’autorevole vate di Fivizzano, che le voragini nei conti sono state scavate, anno dopo anno, dallo stipendio del secondo trombone?       

                                   Desolatamente, Enrico Celestino




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E LE STELLE STANNO A CIANCIARE/2

CAPORALI 6/12/2009

Il pensiero fiacco


Avevamo lasciato la nostra (!) Carlucci alle prese col Contratto Nazionale dello Spettacolo vigente. Materia ostica per Sora Gabriella se, come si legge su Corsera, parla di 

“personale dell’Opera in più” da assorbire nella pubblica amministrazione e a cui togliere privilegi. 

Di quale personale in più stia parlando non è dato sapere ( dove ? in quali teatri ? in più rispetto a cosa ?), Il mistero è fitto.

Riguardo ai “privilegi” ( materia sulla quale, come parlamentare,la Carlucci è certamente preparata ), vediamoli: 

si riferisce al privilegio di lavorare anche dopo la mezzanotte, sabato e domenica compresi ?;

al privilegio di dover provvedere personalmente ad acquistare e manutenere strumenti musicali ( assolutamente necessari alle prestazioni professionali richieste! ) che possono tranquillamente arrivare ai 100mila euro, il tutto a fronte di un rimborso annuo di 2mila ?;

al privilegio di dover calcolare per ogni periodo di ferie, un tempo utile di rientro proporzionale all’inattività ( poniamo: un mese di ferie equivale, per il sottoscritto, a non più di tre settimane perchè l’ultima serve a ritornare allo stato di forma esecutiva adeguato ) ?;

al privilegio di “portare il lavoro a casa” ( alla faccia delle 3 ore giornaliere, o meno, di cui vaneggia Tutino ) per preparare in anticipo le produzioni successive allo scopo di utilizzare le prove d’assieme per quello che devono essere ? ( e questo è un tema che sarà molto interessante trattare in un prossimo numero.).

Tutto a norma di contratto. 

Quello di cui si arrischia a parlare Gabriellina nostra.


D’altro canto, con sprezzo del ridicolo, la “Carlucci delle Libertà Contributive” con una mano riscrive il CCNL dello Spettacolo mentre con l’altra paga in nero la portaborse ( 500 poi 1000 euro al mese senza contratto, pur ricevendone, dallo Stato, 4190, sempre mensili, forfettari ) , come ci racconta Sergio Rizzo su Corsera del 13 ottobre 2009.

Alla luce di questi fatti,leggendo il sito www.gabriellacarlucci.it ( non è stato facile ma qualcuno doveva pur farlo! ) si possono trovare perle di umorismo involontario come:


I miei valori


“… while liberty is compatible with not being allowed to do specific things, it does not exist if one needs permission for most of one can do.”
[... mentre la libertà è compatibile con il divieto di fare cose specifiche, questa non esiste se si ha la necessità del permesso per la maggior parte delle cose che uno può fare.]
(F.A.Hayek: The constitution of liberty)


Se lo dice lei....

Il Contratto Nazionale è in ottime mani.        ( 2- fine )


                                                      Enrico Celestino





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Flaviotrasportati

CAPORALI 19/11/2009

 

Deve aver ripensato l’altra sera, Flavio DelBoldi, a quando, lo scorso settembre, si presentò al primo incontro da sindaco di Bologna coi sindacati del teatro, sottobraccio al Sovrintendente più deficitario ( in tutti i sensi ) e conflittuale della storia del Comunale, proclamando la piena fiducia nel suo operato e dando quindi uno schiaffo a quanti si lamentavano della gestione di Tutinkamen.

Che fatica dev’essere stata, per Cipollino Delbono, dover coprire politicamente il fallimento di Cofferati nel nominare un Sovrintendente capace in un paio d’anni di portare un teatro prestigioso, invitato ai maggiori festival internazionali, allo sfascio, negando l’evidenza dei fatti, fino a fare l’ultima figuraccia, rimediata per aver prontamente eseguito una meschina vendetta per conto terzi ( Tutino, of course ) nei confronti dell’Orchestra del Comunale.


Dopo il rifiuto dei lavoratori a continuare a trattare con un soggetto definito dall’assemblea come inaffidabile, immaginiamo Tutino, come i cattivi dei fumetti, nel suo studio con la nuvoletta sulla testa, pensare a quale carognata ordire per continuare l’opera di smantellamento del Teatro Comunale di Bologna, segnatamente delle masse artistiche, dell’orchestra soprattutto.

Trovato! 

Come già accaduto per Cofferati ha pensato bene di mandare avanti l’apposito Presidente della Fondazione, che a lui, Marco, gli scappava da ridere, a dichiarare che la disdetta della convenzione era legittimata dal fatto che la Filarmonica "si era resa responsabile di gravi inadempienze, proponendosi di fatto come concorrente del Teatro Comunale e organizzando una vera e propria stagione sinfonica parallela a quella ufficiale del Comunale". Parola di Flavio Delbono! 

Ora, dovendo revocare la disdetta, la sua faccia somiglierà più a quella in alto a sinistra.

Bestia che figura!!





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...E le stelle stanno a cianciare

CAPORALI 15/11/2009

Sul Corriere della Sera del 10 nov., l’On. Gabriella Carlucci, annunciando l’imminente approvazione ( se lo dice lei...) della nuova legge sullo spettacolo, dichiara, a proposito dei teatri lirici: “ Gli organici esorbitanti impediscono di usare fondi per produrre, gli stipendi assorbono l’80%. Occorre mettere mano al Contratto Nazionale, nessuno andrà in mezzo alla strada. Il personale dell’opera in più sarà assorbito dalla pubblica amministrazione. I privilegi tolti.” 

Poi, per completezza d’informazione, la soubrette del PdL snocciola la ricetta: una serie di fantasiose trovate che darebbero, sempre secondo Gabriella “ Melaverde”, nuovo slancio al settore.

Cominciamo ad analizzare il pensierino della plurilaureata ( non stiamo scherzando!) Carlucci.

Innanzitutto non si capisce di quali organici stia parlando “Donna Carlucci Sotto Le Stelle”, quelli delle orchestre o dei cori, forse? 

Difficile: generalmente i teatri di tutta Europa hanno organici simili per la semplice ragione che sono quelli funzionali a produrre opere, concerti e quant’altro.

 Solo una persona ignorante o in malafede potrebbe metterli in discussione ma forse la Sig.ra Carlucci tra un Cantagiro e un Festivalbar , non avrà trovato il tempo di frequentare sale da concerto o teatri d’opera, altrimenti

lo saprebbe.

Che si riferisca, allora, alla pletora, variamente affaccendata che vedo sfilare nel teatro dove lavoro, di collaboratori/consulenti/addetti al marketing/chissacosafacenti per conto dei Sovrintendenti e delle loro private associazioni, dai compensi non esattamente trasparenti che, beffardamente, vengono peraltro assimilati alla voce “spese per il personale”, contribuendo, non si sa in quale misura, all’80% di cui va cianciando?

Vedremo.

Per ora ci limitiamo a riportare una frase che sembra rispondere a quanti 

( fra gli altri il duo Tutino-Sita o il “Vate” Bondi )  accusano gli artisti, ad esempio gli orchestrali di Bologna, di lavorare meno di tre ore al giorno con stipendi da favola:

«Un operaio quando va a casa ha lasciato i suoi problemi nel suo ufficetto. Io quando vado a casa ho ancora i miei problemi di lavoro. Il mio telefono è sempre accesso, è sempre quello dal 1994 e chiunque mi può raggiungere, sabato domenica o festivi. Ma mica solo io lavoro così tanto. Però voi purtroppo pensate che tutti siano dei lavativi perché questo è il messaggio che passa.» ( Gabriella Carlucci, da www.biografieonline.it ) 


Ecco! Brava Gabriella, sei tutti noi!!          ( 1- continua )




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Diciamo basta alle leggi ad personam

CAPORALI 14/11/2009


...OVVIAMENTE LA "PERSONAM" E' SEMPRE LA SOLITA




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