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Cartolina dall'inferno

PROVE SCHIACCIANTI 11/5/2010

E’ lunedì, sono le tre del pomeriggio. Sono con alcuni colleghi a presidiare la Sovrintendenza del Comunale. Chi legge un libro, chi scrive. Ma l’importante è esserci, anche se l’ufficio è chiuso. Sul Corriere della Sera di oggi Tutino in un’intervista, l’ennesima, sostiene che noi “occupanti” staremmo travalicando la legalità. Sostiene pure, con incredibile faccia tosta, che al Comunale non avrebbe toccato l’occupazione né la retribuzione.

Personalmente quello che più mi toglie pace non è la prospettiva di guadagnare il 30% in meno dal prossimo anno- probabilmente con lo stipendio di mia moglie, se ancora ne avrà uno, andremmo avanti lo stesso- ma il senso di umiliazione e di ingiustizia che il M° Tutino in primis sta contribuendo a determinare, non solo con la sua gestione del Teatro Comunale in stile “padrone delle ferriere”, non solo promuovendo strumenti legislativi come il decreto Bondi ma anche e soprattutto con una vera e propria campagna di stampa ormai triennale tesa al vilipendio, al vituperio, alla criminalizzazione della categoria cui appartengo


 

Se davvero questi signori si preoccupano della resa delle orchestre liriche italiane anche in termini di rapporto qualità-prezzo ( mi si consenta la grettezza ) perchè il decreto non tocca neanche lontanamente la questione?

Sarebbe bello potersi confrontare con i managers (!) su quante prove servono per un determinato repertorio o sul funzionamento di un settore strategico come l’archivio musicale per razionalizzare il lavoro dei professori d’orchestra ma ormai da anni i contratti se e quando, si rinnovano sotto la minaccia di tagli e “disboscamenti d’organico”, insomma con la pistola sul tavolo.

Per esempio l’argomento della razionalizzazione delle prove, specificatamente delle produzioni liriche:

si rende conto, il cosiddetto legislatore, di quanto lavoro viene sprecato a causa della disorganizzazione che regna in palcoscenico e in buca, tanto per fare un esempio?

Questo aspetto influirebbe sicuramente sulla produttività del teatro.

 Certo questo problema non nasce solo negli ultimi anni ma sta di fatto che attualmente, grazie alla prodigiosa “ Scuola dell’Opera “, la gran parte del tempo di prova si impiega a insegnare a imberbi “fanciulli” a stare sul palcoscenico  laddove non si debba insegnare loro il solfeggio ( a proposito: chi sono gli insegnanti, se ci sono, di questa scuola ? ) e così l’orchestra è degradata a juke-box di questi “Amici” di Marco Tutino. Un’orchestra, quella del Comunale di Bologna che, detto per inciso, fino a pochi anni fa frequentava i più importanti festivals lirici internazionali ( Savonlinna, Aix en Provence ). 


 

Poche settimane fa un direttore ospite mi diceva: “ Gli archivisti dovrebbero occuparsi del materiale d’orchestra, non di spostare i leggii...”. Ma al comunale il sincero M° Tutino non ha toccato né retribuzioni né occupazione quindi l’archivio, già in carenza di organico, deve sobbarcarsi il lavoro degli inservienti, che non ci sono.

In orchestra i buchi, spesso e volentieri, non vengono coperti e suoniamo sinfonie di Mahler o Bruckner con 12 viole o 11 o 10 o anche 9, tanto chi se ne accorge e se la sera del concerto si ammala il Primo Flauto, prima si cerca di sostituirlo con un violino poi si abbranca la prima flautista che si trova in sala, perchè anche l’orchestra è tenuta sotto organico. 

Non ci sono i soldi, ci viene risposto.

Però per scritturare Pier Luigi Pizzi, notoriamente “very cheap” o per assumere sempre nuovi impiegati e dirigenti, i soldi, magicamente, riappaiono.

Invece sembra che l’unico problema, il vaso di Pandora della lirica italiana sia che il 70% del budget venga speso in stipendi. 

Dopo decenni di sistematiche emorragie di denaro pubblico direttamente nelle tasche di agenti teatrali, cantanti, registi e direttori a colpi di decine di migliaia di Euro a spettacolo, naturalmente corredati da ampie sacche di evasione fiscale, lo stesso establishment musicale italiano vorrebbe farci credere, per voce dell’autorevole vate di Fivizzano, che le voragini nei conti sono state scavate, anno dopo anno, dallo stipendio del secondo trombone?       

                                   Desolatamente, Enrico Celestino




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Notizie dall'interno

PROVE SCHIACCIANTI 21/10/2009

 Partiamo da due episodi di cui sono stato testimone, facendo parte da dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna: 

lo scorso 14 ottobre le quattro sigle sindacali indicono un’assemblea generale per ricevere mandato in merito al prosieguo delle trattative in corso sul piano industriale presentato da Tutino, a fronte della mancata erogazione di parte della retribuzione di Settembre unilateralmente decisa dalla Fondazione in totale spregio degli accordi in essere.

Il risultato della consultazione non è affatto scontato a causa della posizione ambigua di CGIL che ritiene possibile trattare la proposta della Fondazione di un reintegro pari al 30%. Una specie di pizzo, insomma.

Bene, il voto dice tutto: l’assemblea, composta da artisti del coro, professori d’orchestra, tecnici, sarte, impiegati, respinge all’unanimità non solo la questione retributiva ma l’atteggiamento complessivo dei dirigenti del teatro nella trattativa. Punto.

Due settimane prima, il 30 Settembre, uno dei punti in questione è la deroga al contratto necessaria per la partecipazione al concerto “Pavarotti”. 

L’assemblea, con soli 16 voti favorevoli su 160 presenti, nega l’assenso, anche qui sconfessando la Triade che ha già firmato un pre-accordo, considerando fra gli altri fattori la sostanziale inaffidabilità della direzione ( ad esempio si portano le ultime prodezze della dirigenza che nel Luglio scorso garantisce la copertura dell’organico almeno con personale aggiunto e a Settembre si rifiuta perfino di assumere vincitori di concorsi ).

Eppure sulla maggior parte degli organi di stampa abbiamo letto che l’Orchestra ha detto no al “ Compleanno Pavarotti” ed è sempre l’Orchestra a pretendere “premi ingiustificabili” a fronte di un bilancio in passivo.

Quindi è bene mettere a fuoco che è l’Orchestra a essere nel mirino del Sovrintendente-tuttofare ( le ragioni di questo proverò ad analizzare in un prossimo numero ) che sfrutta assai la grancassa offertagli dai giornali. 

Forse se la maggioranza dei cosiddetti giornalisti che si occupano della faccenda sui giornali nazionali, invece di riportare ogni baggianata ( per essere gentili ) del VIP di turno come fosse oro colato, senza verificare cifre, contratti nazionali o la semplice logica e non pubblicassero interviste-scendiletto dove la domanda più ficcante suona come: “ E’ soddisfatto del piano industriale presentato dal CdA della Fondazione per ripianare il bilancio entro il 2012?” ( Uberto Martinelli a Marco Tutino sul Resto del Carlino del 2 ott. 2009 ), l’opinione pubblica saprebbe ad esempio che quelle che Tutino vuol far passare come anacronistiche clausole assurde, sono il Contratto Nazionale che entrambe le parti, dirigenti e dipendenti, sono tenute a rispettare; che il motivo del deficit abnorme del Teatro non è, squisitamente per logica, imputabile al costo del personale; che il bilancio doveva essere, per legge, monitorato dal CdA ed è invece  andato fuori controllo.


Insomma, è comprensibile che chi ricopre ruoli di vertice abbia una adeguata copertura mediatica ma non è giustificabile la carenza di spazio data alle altre voci ed è ancor più biasimevole, per dei giornalisti, riportare acriticamente dichiarazioni talora diffamanti e offensive.


                                                  Enrico Celestino   

 

  

 




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Porgi l'altra guancia

PROVE SCHIACCIANTI 17/10/2009

Non entro, per il momento, in polemica sulle affermazioni di Tutino, pubblicate su Repubblica il 16 ottobre, in merito alle ore di lavoro degli strumentisti dell’Orchestra del Teatro Comunale. Questa è materia per i sindacati ed eventualmente per avvocati, visto il chiaro intento di gettare discredito sulla categoria. Quand’anche fosse vero, non mi vergogno affatto di lavorare “ meno di tre ore al giorno “ come dice Tutino intendendo il tempo che, secondo lui, può succedere che io passi giornalmente in teatro.

Questo per un motivo tanto semplice da sorprendermi che Tutino, che risulta essere (non è dato sapere con quali risultati artistici) diplomato in Flauto, non arrivi a considerare:

il lavoro del musicista-strumentista non è solo fatto di prove ed esecuzioni ma, anzi, come sarebbe logico e palese anche per chi non fosse del mestiere, in larga parte di studio. 

Quello studio non solo del repertorio orchestrale ma della tecnica, del suono, dello stile che permettono al singolo musicista e, conseguentemente all’orchestra,  di mantenere l’alto livello esecutivo acclarato dalle tourneé nei migliori festival lirici europei e, come testimoniato nero su bianco il 18/11/2005, da Sergio Cofferati in qualità di Sindaco e da Stefano Mazzonis, predecessore di chi ha da tempo dichiarato guerra all’orchestra del Teatro Comunale.

Le dichiarazioni di Tutino ricordano da vicino il tentativo del prestante ministro Brunetta di screditare (e normalizzare) i magistrati proponendo gli ormai famigerati tornelli per “controllarne” l’effettiva quantità di lavoro.

La pochezza culturale, se non la malafede, portano certuni a poter considerare solo quantitativamente il lavoro, ignorando, forse a causa di transfert o frustrazione, l’aspetto fondamentale della qualità.

In ultimo vorrei far presente che né io né alcun collega, abbiamo mai firmato un ordine del giorno né tanto meno stabilito quante prove e quanti concerti effettuare ogni mese. Questo spetta ai dirigenti e al CdA in base al Contratto Nazionale che prevede dalle 5 alle 6 ore giornaliere per 6 giorni alla settimana, 11 mesi all’anno senza costi aggiuntivi.

Se ne potrebbero fare di cose, no? Volendo.

                       

                                                      Enrico Celestino

P.S. in allegato pubblico il mio ultimo CUD.

       Faccio notare che solo cinque persone in orchestra hanno un ruolo più retribuito del mio, quindi è escluso che da contratto possa esserci qualcuno che raggiunga le fantasiose cifre riportate da Tutino


Carenza di calcio

PROVE SCHIACCIANTI 29/6/2009

Al momento in cui scriviamo ancora non è dato di sapere la sorte dell’ottimo Tutino in seguito all’insediamento del nuovo Sindaco di Bologna.

Molti sono gli scenari possibili. 

Flavio Delbono potrebbe cacciarlo direttamente a pedate per il comportamento sprezzante e indisponente che ha tenuto con istituzioni, pubblico, dipendenti del Teatro Comunale di Bologna.

Oppure potrebbe verificare i conti (essendo anche Presidente della Fondazione sarebbe suo preciso e immediato dovere!) e quindi cacciarlo a pedate, e per la sconsiderata gestione non solo del denaro pubblico (ca. 5 milioni di deficit solo nell’ultimo anno) ma anche delle risorse umane e tecniche dello storico teatro felsineo, e per la discutibilissima operazione della Scuola dell’Opera: ancora tutta da verificare, infatti, è la cronologia degli eventi per cui per circa due anni artisti, tecnici e impiegati della Fondazione hanno lavorato per conto della S.d.O. in assenza di regolare statuto e di convenzione tra Fondazione e Scuola che è, lo ricordiamo, un’associazione privata.

Ultima ipotesi, la più affascinante ma, ahimè, anche la più remota, è che potrebbe, in modo sublime, cacciarlo via a pedate   semplicemente per la sua faccia che, francamente, invita a farlo senza porsi altre questioni che la potenza e il numero dei calcioni.

Siamo però consci che la politica, generalmente, usa altre modalità e, ammesso e non concesso che questo sia, sostanzialmente, l’orientamento del neo-inquilino di Palazzo D’Accursio, le cose andranno diversamente.


Quali che siano gli sviluppi futuri, ci piace ricordare la preclara figura del M° Tutt’uno con la sua ultima prodezza che lo ha visto programmare il penultimo concerto della stagione sinfonica 2008/09 con Requiem di Fauré e Exultate Jubilate di Mozart, utilizzando come solisti tre allievi della Scuola dell’Opera (presumibilmente nemmeno dei migliori) senza nemmeno indicarlo su programmi e locandine, ottenendo così un simpatico effetto “saggio del Conservatorio”. 

Sempre nell’ottica, immaginiamo, di sputtanare un teatro (che era) prestigioso.  

Bravo Marco!

                                              Enrico Celestino




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Professione pericolo

PROVE SCHIACCIANTI 9/5/2009

Sono ormai copiose le interviste rilasciate dal “tuttofacente” Tutino ( 1° maggio su Corriere Bologna, il 3 su Repubblica e Corriere, per limitarsi all’ultima settimana ). Si potrebbe pensare: “Poveretto!, come farà a sopportare una simile pressione, incalzato da quesiti ficcanti e impertinenti?” Niente paura,il nostro ha una fortuna sfacciata (!): gli appositi giornalisti, che sicuramente farebbero la loro figura come maggiordomi di Casa Windsor, tartassano il “simpatico” Marco con domande-mou come:” A proposito di sindaci ( qui uno si aspetterebbe un riferimento alla condanna per comportamento antisindacale, invece...), ma lei Cofferati come l’ha conosciuto?” 

Ecco, sta tutta qui la sostanza di queste cosiddette interviste: riuscire a fare tot domande senza mai nemmeno lambire temi neanche un tantino scomodi.

Invece, gli si porgono assist che neanche Rivera o Mazzola.

“Qual’è un suo difetto in qualità di Sovrintendente?”

Chissà l’imbarazzo di Tutino a rispondere ad una simile bordata!

Chiaro che, il modesto Tutino riesce, restando serio, a dichiarare: “ Sono attentissimo a condurre le cose in maniera formalmente ineccepibile.” Esattamente. Come quando ha dovuto far riscrivere lo statuto della “Scuola dell’Opera”, altrimenti si beccavano una denuncia lui e Cofferati.


Già, forse come sovrintendente. Ma come Direttore Artistico? E come docente di Conservatorio a Milano?

Ah, a proposito: asserisce Tutino: “Io sono in teatro dalle 9 del mattino alle 9 di sera.”   

Con questa (presunta, ci permetta) continua presenza in teatro a Bologna, come fa a insegnare a Milano? 

Permessi artistici? Oppure ha un tantino esagerato a vantarsi? 

Sta di fatto che il 30 aprile scorso quando l’ormai ex Direttore del Personale, Righi e il Segretario Artistico Macciardi erano a mal partito in mezzo all’orchestra che chiedeva conto delle prodezze del Sovra nella trattativa col ROF, Tutino era introvabile.

Più avanti il M° Tutino ha il coraggio di dire:” Se potessi tornare indietro all’inizio del mio mandato, mi porterei la mia squadra. All’estero funziona così.”

Ci faccia capire, Maestro, come dovremmo chiamare, allora, la pletora di “chissàcosafacenti” che si vede aggirarsi in teatro dal suo insediamento, iscritta, tra l’altro, a bilancio nelle spese del personale? 

E a proposito di chiarire ruoli e competenze, potrebbe gentilmente spiegarci, il M°Tutino, come mai, avendo ereditato dal precedente Sovrintendente canali e contatti con i maggiori festival europei, non e’ riuscito a cavare un ragno dal buco ( per non parlare della trattativa con la giapponese Fuji  Television ancora in alto mare) ?

Incompetenza? 

Volontà di affossare e provincializzare il Comunale?

Problemi col far di conto?

O più semplicemente l’innata simpatia che desta in chi la ascolta?

Non lo sappiamo.

Ma queste sono domande. Che volete che ne sappia un intervistatore?

Intervista con il vampiro

PROVE SCHIACCIANTI 18/3/2009

Ovvero, libera interpretazione del Tutino-pensiero.

Recente dichiarazione di Marco Tutino

“Bisogna intervenire urgentemente poiché il nostro sistema sta attraversando una fase particolarmente delicata ed è ormai vicino al collasso”.

“La cosa più urgente – spiega Tutino - è andare avanti con le trattative coi sindacati per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e con il tavolo tecnico col ministero dei Beni Culturali per la riforma legislativa. Sono due appuntamenti cui non possiamo mancare, perché è indispensabile modificare le nostre regole amministrative, sindacali e legislative, e non possiamo farlo da soli”.

In particolare, per quanto riguarda il nuovo contratto, secondo il presidente dell’Anfols “non dovrà limitarsi a ricalcare con qualche leggero aggiustamento quelli vecchi, altrimenti ci ritroveremo subito a fare i conti coi problemi di sempre. Penso che vada preservato il livello retributivo perché le retribuzioni sono ferme da molto tempo e non è vero che i dipendenti delle Fondazioni siano pagati più dei loro colleghi europei”. Secondo Tutino “bisogna invece intervenire su una serie di norme che producono costi indotti: oggi non sono più sopportabili e soprattutto non sono congrue con l'aumento di produttività che ci viene richiesto dal ministero. È evidente che da una parte il governo non può sottrarsi al dovere di finanziare la lirica e che noi da parte nostra dobbiamo garantire un funzionamento più corretto, perché altrimenti si crea una contraddizione con la richiesta di essere finanziati coi soldi dei contribuenti”.



Traduzione:

Per anni, i miei colleghi Sovrintendenti ed io, ci siamo pasciuti del sistema di finanziamento pubblico, utilizzando allegramente le risorse per strapagare (Miliardi di Lire o Milioni di Euro, fate voi) Cantanti, Direttori,Registi, scenografi ( che riuscivamo a far costare, ai contribuenti sia chiaro, anche cinque volte di più che all’estero); 

alimentando il malaffare delle agenzie che spadroneggiano nella gestione dei Teatri; 

lasciando scadere contratti su contratti del settore dipendente incancrenendo così la zona grigia di lassismo, potendo contare anche su sindacati conniventi ( Quali, ve lo lascio indovinare), col risultato ( molto confortevole per Noi) di disamorare al lavoro decine di musicisti.

Bene, ora che l’unica nostra esigenza, per terminare l’opera, è quella di annichilire la strenua resistenza di quella parte di sindacato che rappresenta davvero la maggior parte dei lavoratori, questi ci infastidiscono con richieste del tipo: “fateci vedere i conti!” o “ dove avete messo i soldi”.

Ma vi pare possibile?

“Trattative coi sindacati”? “Preservare il livello retributivo”? “Funzionamento corretto”?

Ma che? Davvero davvero?

Questo lo dico qui, sul giornale dello spettacolo, così per ridere, tanto lo leggono quattro gatti. Ma su Repubblica, Corriere, Unità, insieme al mio sodale Cofferati, sì, che do addosso a questi scioperati di orchestrali. Ecco.  




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C'è un giornalista a berlino

PROVE SCHIACCIANTI 14/11/2008

Nel post precedente lamentavo la scarsa “attenzione” dei giornalisti alle bufale rifilate da Bondi, Brunetta & Co. 

Proprio ieri ( 12 novembre) Luca Del Fra su L’Unità, con un esauriente articolo, mi ha “smentito”. All’incirca, tra l’altro, con i medesimi argomenti da me usati. 

Complimenti a lui e, ovviamente, a tutti quelli che lo  fanno a mia insaputa.

Per esempio  Luigi Boschi di Parma che da tempo fa “pressing” sull’argomento ( e su molti altri), nell’indifferenza di parecchi suoi sedicenti colleghi.


                                                           Enrico Celestino





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Solo per i tuoi occhi

PROVE SCHIACCIANTI 12/11/2008

Pubblico qui di seguito i contratti vigenti che regolano ( senza peraltro avvisare il Ministro Bondi) l’attività dei teatri d’opera italiani. 

Chi fosse interessato può così farsi un’idea della cialtroneria e falsità di chi nei giorni scorsi ha detto e scritto sugli organi di stampa dell’argomento.

N.B. Questi documenti non sono segreti di stato e potevano essere reperiti facilmente da qualsiasi giornalista per sbugiardare Brunetta & Co.

Bastava farlo.

Enrico Celestino




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Il signore sì che se ne intende...

PROVE SCHIACCIANTI 6/11/2008

Anche questa volta commento un’intervista: da “La stampa” del 4 novembre u.s. 

L’ospite di questa sera è Marco Tutino. Sovrintendente, Direttore Artistico, Compositore, Docente di Conservatorio, si dichiara d’accordo col ministro Bondi che “bacchetta” i dipendenti dei Teatri d’Opera perchè i loro stipendi sono eccessivi e poi fanno il doppio lavoro. 

Accertato l’alto tasso di umorismo involontario, resta da capire il motivo. Escludendo prioritariamente che Tutino sia impazzito e difenda le posizioni del governo così, per autolesionismo,  viene da pensare che, con raro cinismo, lo faccia “pro domo sua”, approfittando del facile “assist” per rilanciare il vecchio progetto, che risale almeno al ’92, quindi in tempi di vacche grasse, rispetto ad ora,s’intende,dell’ex Anels, ora Anfols, di disfarsi delle masse artistiche per ottenere finalmente dei teatri vuoti con orchestre e cori “co.co.pro.”,  in stile Maghenzani & Co. 


Alla domanda: “E’ ammissibile che un orchestrale lavori 16 ore alla settimana?”  Tutino, Sovrintendente simpatico ai meno, risponde “No... Io non voglio assolutamente licenziare... ma concertare con i dipendenti regole nuove per cui si lavori di più e meglio, senza vuoti di programmazione...”

Tutino fa forse finta di ignorare di avere a disposizione dal martedì al sabato per almeno 5 ore pro die più la domenica, solo per  spettacoli, per 11 mesi l’anno, un’orchestra di 92 elementi ( spero di poter dare come scontata la specificità di questo lavoro che non permette le 8 ore giornaliere !). Il tutto assolutamente contrattuale e non soggetto a straordinari.

 Quindi faccia i suoi calcoli e li comunichi a Suo Pallore il “disinformato” Ministro Bondi. Oppure vada all’estero ( in Francia o in Germania) a fare un master di programmazione lirica.

Trova poi divertente, il Maestro, che a dirigere la Scala ci siano un Francese, un Tedesco e un Americano, ma non batte ciglio se un Direttore Artistico ( che dovrebbe essere costantemente in giro per mezzo mondo ad ascoltare artisti da scritturare) e un Sovrintendente ( che dovrebbe passare le sue giornate nel suo ufficio e nell’altrà metà di mondo a reperire stanziamenti e sponsorizzazioni) siano la stessa persona (ad esempio lui). 


“Più del 70% delle spese dei teatri sono per stipendi”...Come un automobilista che investe tutto in manutenzione e non può più comprare la benzina.” 

Anche volendo stare all’inappropriato, incolto e ipocrita paragone, i Tutino e quelli come lui fingono di non sapere che, a differenza di un profilato plastico, un orchestrale, salendo sul palco insieme a direttori e cantanti,è al contempo “maestranza” e “prodotto” della filiera del Teatro. E se ne accorgerebbe se durante i concerti si trastullasse meno col cellulare.

 

“Se anche il Fus fosse il doppio, i teatri non farebbero una sola recita in più.”

Assolutamente no, caro Tutino, se i Teatri italiani avessero le giuste sovvenzioni potrebbero intanto dare stipendi dignitosi, relativamente alla alta professionalità richiesta nelle selezioni e alla specificità della preparazione. Insomma l’idea che non sia giusto “tout court” tagliare le sovvenzioni alla cultura , non lo sfiora neppure.

Piuttosto ci sarebbe da guardare ai cachet incontrollati a Direttori, Cantanti e Registi o alla pletora di consulenti/collaboratori e servizi accessori spuntati come funghi con la scusa di gestire, col passaggio alle Fondazioni, “privatisticamente” i soldi sostanzialmente ancora (e giustamente) pubblici. 

Nel teatro dove lavoro ho visto gettare dalla finestra centinaia di migliaia di Euro ( dei contribuenti anche questi, non solo quelli per gli stipendi degli orchestrali!) per liquidare, prima della fine del contratto, un manager,   per sostituirlo con uno più gradito. Una specie di “spoils system” de noantri.

Ma  tutto questo, Bondi, non lo sa.

                         

                                                 Enrico Celestino




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La zona grigia

PROVE SCHIACCIANTI 5/10/2008

Non smettero’ mai di ringraziare la mia buona stella ( e i miei genitori), per avermi fatto studiare al Conservatorio e quindi, sebbene a prezzo di anni e anni di studio ( peraltro mai finiti perchè nel nostro mestiere o si progredisce o si regredisce, non c’e’ via di mezzo ) e sacrifici anche economici, aver potuto fare un lavoro bellissimo, sempre a contatto con capolavori immortali e , magari solo parzialmente, avvincente e creativo, come suonare in orchestra.

Per questo, come ho già scritto, mi reputo molto fortunato perchè oltre al talento per affermarsi, anche in questo campo, può essere determinante trovarsi al posto giusto nel momento giusto e anche nella condizione psico-fisica migliore, come per i concorsi, ad esempio.

Allo stesso tempo non smettero’ di detestare e avversare, per quanto posso, chi, a vario titolo, per diversi motivi ma sempre con ipocrisia, mendacia, disonestà (anche intellettuale), determina o contribuisce a determinare, lo sfascio, l’impoverimento, l’annullamento del Teatro musicale italiano.

Parlo di certi direttori d’orchestra che, nella migliore delle ipotesi, sfruttano il cosiddetto “mestiere” per arrivare alle prove palesemente impreparati , sottoponendo l’orchestra e il palcoscenico ad un lavoro farraginoso e frustrante ( non sto a parlare di quelli meramente incapaci per non dilungarmi ) ;

di certi cosiddetti managers ( direttori artistici, segretari e quant’altro ) incompetenti a tal punto che, facendo un paragone, sarebbe come se, assunti in teatro come violinisti ( chè loro il concorso non lo fanno!), il primo giorno di lavoro chiedessero in giro come si tiene in mano l’archetto e che significhino quegli strani pallini neri tra le righe;

di certi sovrindendenti che riescono a restare seri mentre rinfacciano ai professori d’orchestra di fare il doppio lavoro trascurando quello del teatro ( tra l’altro non si capisce come, visto che timbrano il cartellino), quando loro sono, contemporaneamente: Sovrintendenti, Direttori Artistici, Compositori, Insegnanti di Conservatorio, ecc. ecc. laddove un orchestrale, da anni ormai, non puo’ insegnare in Conservatorio ( perchè se no “ruba” un posto di lavoro (!) ad altri e, per ogni esibizione extra-teatro deve passare la trafila dell’autorizzazione dello stesso Sovrintendente, pena il licenziamento per giusta causa.

E questa è soltanto una breve, incompleta, casistica. 

A questo punto vi chiederete come mai io abbia tralasciato ogni reprimenda proprio per la mia categoria, perchè , onestamente, di colleghi che “fanno le vecchie” lavorando con meno del minimo dell’impegno, assolutamente incuranti del risultato e dell’altrui lavoro, ce ne sono, pochi per fortuna, ma ce ne sono. 

Il motivo è semplice.

Dopo più di vent’anni di lavoro in orchestra, dove ne ho viste di ogni, mi sono convinto che il problema dei problemi delle orchestre italiane è che, anche a causa della suesposta casistica, purtroppo, che tu faccia male o bene il tuo lavoro, che tu suoni a livello dilettantistico o super-professionale, nulla cambia. 

E questo e’ il peggiore trattamento che dei musicisti possano ricevere.

Voglio dire che, da un lato ho visto quanto c’e’ voluto per licenziare un violoncellista che abitualmente si assentava per i fatti suoi, magari dandosi malato e dall’altro una folta schiera di ottimi musicisti totalmente ignorati e mai  gratificati ne’ artisticamente ne’ economicamente che sono proprio quelli che, con passione e dedizione, continuano a far funzionare le orchestre.

E’ proprio il permanere in questa zona grigia di indifferenza ai risultati e non la insicurezza del posto di lavoro, come vorrebbero farci credere i “Brunetta” della musica ( o i Pellegrini, se preferite ), la vera zavorra delle orchestre italiane.

                                                Enrico Celestino