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Fenomeni paranormali

diario 1/1/2009

Pochi giorni fa mi sono imbattuto, su Libero.it, nella polemica innescata da Uto Ughi sul concerto al Senato di Giovanni Allevi.

Non ho potuto che testimoniare l’identità di vedute col 

M° Ughi, specialmente su un punto fondamentale che, mi sembra, non sia stato recepito dai molti che, fermandosi ai giudizi e alle polemiche, al “mi piace/non mi piace", hanno preferito guardare il dito anzichè la luna.

Sicuramente le “operazioni” di Allevi sono più furbe che oneste ma in fondo non gliele si può impedire.

Tanti compositori di jingles pubblicitari dovranno pur mangiare!

Quello che lascia un retrogusto amaro, invece, è che l’impoverimento culturale, non esclusivo, forse, ma soprattutto italiano, dia la possibilità agli spin-doctors discografici e agli pseudo-critici di creare un “fenomeno” privo di baraccone ma corredato di fama, credito ed Euri.

E’, insomma, il collaudato meccanismo del far passare qualcosa per qualcos’altro, il “quid pro quo”, l’illusionismo delle parole, innanzitutto, che, suadente, disorienta e fuorvia la mente e confonde il  furbo col genio; il compositore con l’assemblatore di loops; il latitante con  l’esule; la democrazia con la dittatura.

          

                                                        Enrico Celestino