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GENOVA-POMIGLIANO:il Referendum e la schedatura dei lavoratori

CAPORALI 23/9/2010

Da www.cultura-sos.blogspot.com 

Impossibile, sentendo le ultime di stampa sulla situazione genovese, non pensare a Pomigliano.

Il nuovo modello di relazioni industriali inaugurato da Fiat e Governo viene copiato pari pari per piegare i lavoratori del Carlo Felice di Genova,  ovviamente recalcitranti, a subire una imposizione surreale e illegale, la Cassa Integrazione per i musicisti: Un istituto che nasce per far fronte alle crisi di mercato e non ai problemi di liquidità degli imprenditori…Ancor più grave è il fatto che la domanda di spettacolo, nonostante la crisi economica, vede un trend costantemente in crescita, quindi ci sarebbe molta più domanda di quanta se ne riesca a soddisfare. La crisi delle Fondazioni è tutta costruita, come si ripete da tempo, da chi vuol tagliare i fondi pubblici per dar spazio agli affari di privati, disposti a entrare solo a condizione di poter speculare sul danaro pubblico, che attualmente è destinato agli stipendi, spese non “dopabili” con lievitazioni diciamo artificiali. Cosa molto facile da fare invece coi registi, cantanti, allestimenti ecc…


Come a Pomigliano, il più autorevole partito della sinistra inneggia a “nuove relazioni industriali”, facendo eco a Fassino e Chiamparino che su Pomigliano appunto, hanno espresso favore per il modello Marchionne…

Diversamente da Pomigliano però, la Cgil, anziché ribellarsi, approva, d’accordo col Sindaco Vincenzi, che evidentemente ha tutt’altra intenzione che salvare il suo teatro dalla cricca.

Così si accetta persino un referendum, deciso non già dagli stessi sindacati come sarebbe ovvio, ma dal Consiglio di Amministrazione!

Un modo, come a Pomigliano di terrorizzare e schedare i lavoratori che avranno da scegliere tra due splendide alternative: Cassa Integrazione (60% dello stipendio per tre mesi poi Dio sa che succederà) oppure Contratto di Solidarietà, proposto dalla fida UIL (sindacato di riferimento del Governo come a Pomigliano) con lo stipendio decurtato per almeno un anno.

Come dire: vuoi morire per impiccagione o per fucilazione?

Nessuno accenna al fatto che si fanno mancare volutamente i fondi per andare avanti (da parte di Governo e Comune), nessuno quantifica quale sarebbe la spesa per pagare gli stipendi regolarmente.

Dopo 10 anni di gestioni “allegre”, allestimenti faraonici, assurde spese artistiche in stile Parma, liti di potere tra Sovrintendenti e Direttori d’Orchestra, sfascio delle relazioni sindacali durante l’era Di Benedetto,  insomma dopo tutto questo la Vincenzi si accorda col Ministero per applicare un istituto non previsto dalla legge e assolutamente devastante per il teatro e i lavoratori: la Cassa Integrazione.

E dopo? Con quali soldi Pacor, Vincenzi, Fossati & Co. finanzieranno l’ennesimo “piano industriale” (altra amenità di invenzione genovese) salvifico solo sulla carta? Nessuno lo sa.

Però abbiamo trovato il capro espiatorio dei mali italiani a Pomigliano come a Genova: gli stipendi dei lavoratori, i più bassi d’Europa.

Speriamo che i sindaci di altre città, come per ora avviene a Roma e Firenze, abbiano un po’ più a cuore il futuro del proprio teatro.     

                                            Lorella Pieralli





permalink | inviato da donquixote65 il 23/9/2010 alle 19:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Passerotto, non andare via...

diario 19/9/2010

Premessa. Come forse saprete chi scrive è di fiere origini napoletane, quindi molto scaramantico. Perciò, pure a fronte delle interviste ultimamente rilasciate dal M° Tutino, il discorso che mi accingo a fare lo accompagno con gesti apotropaici che potete facilmente immaginare.


 

Ci mancherà il fare modesto, per nulla supponente, la coerenza di pensiero, la correttezza formale e sostanziale tanto nelle relazioni sindacali, quanto nelle scelte gestionali, l’immediata simpatia nelle relazioni personali che scaturisce dallo spontaneo mettersi sullo stesso piano dell’interlocutore, il rispetto sia delle norme contrattuali che della dignità professionale dei musicisti, il coraggio nel mettersi in gioco sempre in prima persona riconoscendo all’altro il diritto di critica.  

Ci mancheranno esattamente come ci sono mancate dal suo arrivo a Bologna. 

Niente di tutto ciò, infatti, abbiamo avuto il privilegio di notare, non già per giovarci meramente della sua compagnia ma nell’interesse del Teatro Comunale di Bologna.  

Ci permettiamo un ricordo personale.

Al primo incontro con le Prime Parti dell’Orchestra nel suo ufficio, esordì dicendo che la prima  cosa da fare per ridare lustro al Teatro Comunale ( probabilmente quello perso partecipando con successo ai maggiori festival europei ) sarebbe stata quella di riformare l’ufficio stampa e il marketing e lo sottolineò con un gesto inequivocabile: prendendo in mano un programma di sala come fosse una lisca di pesce da un cassonetto dei rifiuti.


Ricordiamo, giusto per rendere l’idea, quando, per scoraggiare l’adesione ad uno sciopero, decise in combutta con l’allora Sindaco Cofferati, di avvalersi dell’obsoleto e controverso articolo 1256 del Codice Civile, riguardante l’irricevibilità della prestazione e, non pago, ne diede preventivo, intimidatorio avviso ai dipendenti, ottenendo una condanna in primo e secondo grado, per lui e il suo sodale, per condotta antisindacale.


Oppure si potrebbe rievocare la genesi ( ed il prosieguo ) della famigerata Scuola dell’Opera,  operante (!) già un anno e mezzo prima di nascere con regolare statuto ( lo provano le  citazioni sulle locandine del Teatro Comunale ), che pur essendo associazione privata, utilizzava  ‘uomini e mezzi’ del Comunale e ha ottenuto perfino finanziamenti dedicati ( 450.000 Euro ) dalla Cassa di Risparmio di Bologna che, contemporaneamente li ha negati  al Comunale a causa della conflittualità tra i dipendenti e lo stesso Tutino ( Presidente della Scuola dell’Opera ). Che fosse, il nostro, in conflitto di interessi? Chi lo sa.


Tutto questo, sommato all’imponente deficit finanziario in parte ascrivibile alla sua inadeguatezza già solo formale ( non ci risultano specifiche formazioni né esperienze di Tutino in campo gestionale ) passa in secondo piano, a nostro avviso, a confronto del sistematico, scientifico, cinico sabotaggio dall’interno del prestigio artistico del Comunale di Bologna, ottenuto attraverso la promozione indiscriminata dei suoi ‘Scolari dell’Opera’ in luogo, non già di grandi nomi della Lirica, ma nemmeno di cantanti e direttori professionisti e quindi avvilendo quotidianamente il lavoro  di un’orchestra e di un coro che meriterebbero quanto meno di continuare ad esibirsi in contesti di  alto livello, come avveniva prima della malaugurata ‘gestione Tutino’.     


In più di vent’anni di Comunale, ad ogni cambio di Sovrintendente, abbiamo quasi sempre dovuto, inaspettatamente, rimpiangere il ‘puzzone’ di turno.

Groucho Marx disse: “ Non dimentico mai una faccia ma nel suo caso farò un’eccezione!”

Ecco, nel caso di Tutino, faremo un’eccezione.


                                           Prof. Enrico Celestino




permalink | inviato da donquixote65 il 19/9/2010 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa