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Il signore sì che se ne intende...

Anche questa volta commento un’intervista: da “La stampa” del 4 novembre u.s. 

L’ospite di questa sera è Marco Tutino. Sovrintendente, Direttore Artistico, Compositore, Docente di Conservatorio, si dichiara d’accordo col ministro Bondi che “bacchetta” i dipendenti dei Teatri d’Opera perchè i loro stipendi sono eccessivi e poi fanno il doppio lavoro. 

Accertato l’alto tasso di umorismo involontario, resta da capire il motivo. Escludendo prioritariamente che Tutino sia impazzito e difenda le posizioni del governo così, per autolesionismo,  viene da pensare che, con raro cinismo, lo faccia “pro domo sua”, approfittando del facile “assist” per rilanciare il vecchio progetto, che risale almeno al ’92, quindi in tempi di vacche grasse, rispetto ad ora,s’intende,dell’ex Anels, ora Anfols, di disfarsi delle masse artistiche per ottenere finalmente dei teatri vuoti con orchestre e cori “co.co.pro.”,  in stile Maghenzani & Co. 


Alla domanda: “E’ ammissibile che un orchestrale lavori 16 ore alla settimana?”  Tutino, Sovrintendente simpatico ai meno, risponde “No... Io non voglio assolutamente licenziare... ma concertare con i dipendenti regole nuove per cui si lavori di più e meglio, senza vuoti di programmazione...”

Tutino fa forse finta di ignorare di avere a disposizione dal martedì al sabato per almeno 5 ore pro die più la domenica, solo per  spettacoli, per 11 mesi l’anno, un’orchestra di 92 elementi ( spero di poter dare come scontata la specificità di questo lavoro che non permette le 8 ore giornaliere !). Il tutto assolutamente contrattuale e non soggetto a straordinari.

 Quindi faccia i suoi calcoli e li comunichi a Suo Pallore il “disinformato” Ministro Bondi. Oppure vada all’estero ( in Francia o in Germania) a fare un master di programmazione lirica.

Trova poi divertente, il Maestro, che a dirigere la Scala ci siano un Francese, un Tedesco e un Americano, ma non batte ciglio se un Direttore Artistico ( che dovrebbe essere costantemente in giro per mezzo mondo ad ascoltare artisti da scritturare) e un Sovrintendente ( che dovrebbe passare le sue giornate nel suo ufficio e nell’altrà metà di mondo a reperire stanziamenti e sponsorizzazioni) siano la stessa persona (ad esempio lui). 


“Più del 70% delle spese dei teatri sono per stipendi”...Come un automobilista che investe tutto in manutenzione e non può più comprare la benzina.” 

Anche volendo stare all’inappropriato, incolto e ipocrita paragone, i Tutino e quelli come lui fingono di non sapere che, a differenza di un profilato plastico, un orchestrale, salendo sul palco insieme a direttori e cantanti,è al contempo “maestranza” e “prodotto” della filiera del Teatro. E se ne accorgerebbe se durante i concerti si trastullasse meno col cellulare.

 

“Se anche il Fus fosse il doppio, i teatri non farebbero una sola recita in più.”

Assolutamente no, caro Tutino, se i Teatri italiani avessero le giuste sovvenzioni potrebbero intanto dare stipendi dignitosi, relativamente alla alta professionalità richiesta nelle selezioni e alla specificità della preparazione. Insomma l’idea che non sia giusto “tout court” tagliare le sovvenzioni alla cultura , non lo sfiora neppure.

Piuttosto ci sarebbe da guardare ai cachet incontrollati a Direttori, Cantanti e Registi o alla pletora di consulenti/collaboratori e servizi accessori spuntati come funghi con la scusa di gestire, col passaggio alle Fondazioni, “privatisticamente” i soldi sostanzialmente ancora (e giustamente) pubblici. 

Nel teatro dove lavoro ho visto gettare dalla finestra centinaia di migliaia di Euro ( dei contribuenti anche questi, non solo quelli per gli stipendi degli orchestrali!) per liquidare, prima della fine del contratto, un manager,   per sostituirlo con uno più gradito. Una specie di “spoils system” de noantri.

Ma  tutto questo, Bondi, non lo sa.

                         

                                                 Enrico Celestino

Pubblicato il 6/11/2008 alle 22.59 nella rubrica PROVE SCHIACCIANTI.

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