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Le caramelle degli sconosciuti

E'sera, l'ora legale appartiene al passato, fa un freddo cane, pioviggina e quasi riesci a sentire il richiamo del Ciobar dallo stipetto in cucina: “....preparami......preparami.......”

Cosa ti fa decidere di schiodare le terga dal divano, procedere ad un veloce restauro ed avviarti in teatro per non perdere il concerto di stasera? Quel frìccico che rende speciale questo rito è traducibile con un concetto apparentemente semplice: amore per la musica, con tutto ciò che comporta.

Certo, può non bastare. Andare ad ascoltare un concerto non equivale necessariamente a riuscire ad ascoltare un concerto.

Un esempio: è venerdì 1 febbraio 2008, il Teatro Manzoni si riempie di abbonati e non. Per il momento, faccio ancora parte dei “non” e mi accomodo in balconata, secondo ordine. Con una sensazione di vuoto alla bocca dello stomaco, guardo sfilare i vicini che il destino mi ha regalato per quella sera: una scolaresca liceale, i ragazzi hanno i capelli dritti e le ragazze sembrano uscite da un giornaletto a luci rosa. Il concerto sta per iniziare, una voce incorporea prega di controllare l'effettivo spegnimento dei telefoni cellulari: gli studenti-cucuzza che mi circondano, ed infestano anche le balconate di fronte, captano il messaggio a modo loro. Controllano sì i telefoni, ma che siano accesi. Inizia un valzer di sms da una balconata all'altra, con contorno di risatine e sguardi ammiccanti. Dopo essermi fatta rovinare l'ascolto della Suite dall'opera Der Rosenkavalier di Richard Strauss, compositore tra i miei preferiti, decido che ça suffit!  Aspetto l'intervallo e con pericolosa calma e sguardo raggelante, mi avvicino al genio che ha avuto l'ideona di avvicinare i gggiovani alla musica a calci nel culo: la prof. accompagnatrice. Le faccio presente quanto segue: “Professoressa, i casi sono due: o allontana questi quattro ignoranti in preda al ballo di San Vito, o mi rifonde lei stessa il biglietto di stasera.” La poveretta si scusa e cancella dalla mia vista i giovinotti incriminati.


Per essere onesti, però, non sempre il problema è ascrivibile a individui appena maggiorenni: spesso e volentieri sono invece proprio le grandi signore, i cui capelli fanno pendant con il colore delle poltrone, a renderti la serata difficilissima.

Dopo aver assunto i loro profumi fortissimi per via orale, in modo da essudarli al momento giusto, si accomodano con “l'amica del teatro”e iniziano a tagliare e cucire i fatti di tutti i parenti, conoscenti e semplici passanti. Non sempre l'ingresso del direttore, per loro, significa zittirsi e concentrarsi sulla musica. Per amor di dio! Vuoi mica disturbare il fondamentale resoconto sulla nuova pelliccia maculata della signora C.? Se ti volti per chiedere silenzio, poi, ti guardano con l'indignazione di un animalista al mattatoio.


Una scena da premio è stata quella della moglie premurosa che nel bel mezzo del concerto ha pensato di sfilare gli occhiali al marito per pulirli. Il malcapitato ha fatto un balzo sulla poltrona e l'ha guardata attonito, dando voce senza mezzi termini al delicato pensiero: “Non vedo più un cazzo.”


Alla dama che sceglie un pianissimo per scartare rumorosamente la classica caramella di sostegno, poi, vorrei dire che:

a) presenziare ai concerti di musica classica non è un obbligo, e

b) esistono caramelle già scartate, commercializzate in comodi pacchetti apri e chiudi, ideali per tutte le occasioni, anche laddove si richieda un minimo di rispetto per chi vorrebbe tanto ascoltare musica in santa pace.


Infine,coloro i quali si alzano e vanno via appena parte l'applauso finale, trarrebbero sicuramente un buon insegnamento dall'immaginare la stessa scena applicata alla propria attività professionale. Che so, l'avvocato penserà a cosa può essere vedere svuotarsi l'aula appena terminata la tanto studiata arringa; il chirurgo immaginerà i parenti del paziente girargli le spalle subito dopo aver loro comunicato che “è andato tutto bene”; la casalinga gusterà la soddisfazione di una famiglia che si alza da tavola in silenzio dopo un pranzetto che ha richiesto una lunga ed amorosa preparazione.

Ecco,signori, il fast-food della musica classica non è previsto: chi sta sul palco e si impegna per noi, merita almeno un ringraziamento.

Queste persone e i loro comportamenti da presuntuosi riccastri, avrebbero ben più ghiotte occasioni per manifestare la propria buona educazione. A casa propria, ad esempio, in modo da non disturbare il prossimo, come anche in simpatiche riunioni tra simili, durante le quali i signori uomini potranno intrattenere le delicate signore con un po' di gas intestinale e un accendino. I Vanzina insegnano.

Ah, l'attività illecita di scartamento selvaggio di caramelle potrebbe trovare consona collocazione durante una qualsiasi puntata di “Porta a Porta”.

                                                                            Luigia Rovito  

Pubblicato il 7/11/2009 alle 19.39 nella rubrica Ho pagato il biglietto..

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