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Passerotto, non andare via...

Premessa. Come forse saprete chi scrive è di fiere origini napoletane, quindi molto scaramantico. Perciò, pure a fronte delle interviste ultimamente rilasciate dal M° Tutino, il discorso che mi accingo a fare lo accompagno con gesti apotropaici che potete facilmente immaginare.


 

Ci mancherà il fare modesto, per nulla supponente, la coerenza di pensiero, la correttezza formale e sostanziale tanto nelle relazioni sindacali, quanto nelle scelte gestionali, l’immediata simpatia nelle relazioni personali che scaturisce dallo spontaneo mettersi sullo stesso piano dell’interlocutore, il rispetto sia delle norme contrattuali che della dignità professionale dei musicisti, il coraggio nel mettersi in gioco sempre in prima persona riconoscendo all’altro il diritto di critica.  

Ci mancheranno esattamente come ci sono mancate dal suo arrivo a Bologna. 

Niente di tutto ciò, infatti, abbiamo avuto il privilegio di notare, non già per giovarci meramente della sua compagnia ma nell’interesse del Teatro Comunale di Bologna.  

Ci permettiamo un ricordo personale.

Al primo incontro con le Prime Parti dell’Orchestra nel suo ufficio, esordì dicendo che la prima  cosa da fare per ridare lustro al Teatro Comunale ( probabilmente quello perso partecipando con successo ai maggiori festival europei ) sarebbe stata quella di riformare l’ufficio stampa e il marketing e lo sottolineò con un gesto inequivocabile: prendendo in mano un programma di sala come fosse una lisca di pesce da un cassonetto dei rifiuti.


Ricordiamo, giusto per rendere l’idea, quando, per scoraggiare l’adesione ad uno sciopero, decise in combutta con l’allora Sindaco Cofferati, di avvalersi dell’obsoleto e controverso articolo 1256 del Codice Civile, riguardante l’irricevibilità della prestazione e, non pago, ne diede preventivo, intimidatorio avviso ai dipendenti, ottenendo una condanna in primo e secondo grado, per lui e il suo sodale, per condotta antisindacale.


Oppure si potrebbe rievocare la genesi ( ed il prosieguo ) della famigerata Scuola dell’Opera,  operante (!) già un anno e mezzo prima di nascere con regolare statuto ( lo provano le  citazioni sulle locandine del Teatro Comunale ), che pur essendo associazione privata, utilizzava  ‘uomini e mezzi’ del Comunale e ha ottenuto perfino finanziamenti dedicati ( 450.000 Euro ) dalla Cassa di Risparmio di Bologna che, contemporaneamente li ha negati  al Comunale a causa della conflittualità tra i dipendenti e lo stesso Tutino ( Presidente della Scuola dell’Opera ). Che fosse, il nostro, in conflitto di interessi? Chi lo sa.


Tutto questo, sommato all’imponente deficit finanziario in parte ascrivibile alla sua inadeguatezza già solo formale ( non ci risultano specifiche formazioni né esperienze di Tutino in campo gestionale ) passa in secondo piano, a nostro avviso, a confronto del sistematico, scientifico, cinico sabotaggio dall’interno del prestigio artistico del Comunale di Bologna, ottenuto attraverso la promozione indiscriminata dei suoi ‘Scolari dell’Opera’ in luogo, non già di grandi nomi della Lirica, ma nemmeno di cantanti e direttori professionisti e quindi avvilendo quotidianamente il lavoro  di un’orchestra e di un coro che meriterebbero quanto meno di continuare ad esibirsi in contesti di  alto livello, come avveniva prima della malaugurata ‘gestione Tutino’.     


In più di vent’anni di Comunale, ad ogni cambio di Sovrintendente, abbiamo quasi sempre dovuto, inaspettatamente, rimpiangere il ‘puzzone’ di turno.

Groucho Marx disse: “ Non dimentico mai una faccia ma nel suo caso farò un’eccezione!”

Ecco, nel caso di Tutino, faremo un’eccezione.


                                           Prof. Enrico Celestino

Pubblicato il 19/9/2010 alle 20.16 nella rubrica diario.

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